Nel 1787 nasce la prima denominazione ufficiale di questo rosso che è tutt'oggi una delle più famose D.O.C.G. italiane. Per arrivare sulle nostre tavole il Nobile di Montepulciano deve passare due anni in botti di rovere...
La Sardegna, sotto il profilo vinicolo, sta crescendo. Con la riduzione delle rese e delle quantità la qualità media dei vini sta migliorando. I vitigni più conosciuti di questa meravigliosa terra sono il cannonau e il vermentino.
I vini dolci esprimo caratteristiche aromatiche uniche ed estremamente piacevoli. Questo mese vi descriveremo le diverse tipologie racchiuse sotto questa denominazione.
Un pensiero costante, quello della cantina, per tutti gli appassionati che amerebbero conservare in casa (o nei pressi) le proprie bottiglie migliori,
Ad ogni vino il suo bicchiere, quello più adatto a sviscerare le caratteristiche olfattive che tipicizzano un determinato prodotto.
La Valle d’Aosta rappresenta da sempre una realtà vitivinicola particolare: appena 3.600 ettari vitati, quasi tutti su terreni poco agevoli, dalle rese molto basse e dalle condizioni climatiche difficili (oltre che da prezzi non sempre contenuti, viste le difficoltà operative).
Si può affermare senza tema di smentita che nel mondo della viticoltura lombarda, almeno in una sua apprezzabile componente, è ormai in corso una vera e propria campagna per il rilancio complessivo della qualità enologica.
All’insegna del “piccolo, ma buono” l’Alto Adige, il comparto vitivinicolo più a nord d’Italia, consolida la sua fama di regione vocata al vino di classe, di prim’ordine anche per il rapporto qualità–prezzo.
Che dire, della regione “bianchista” per eccellenza? Di tutto, di più: dalle grandi uve autoctone (ribolla, malvasia istriana, tocai, picolit, verduzzo), alle migliori internazionali (chardonnay e sauvignon su tutte, ma anche riesling, pinot bianco e pinot grigio).
Sempre più evidenti, nonostante le tante difficoltà da superare, i progressi enoici della punta del nostro Stivale, una volta analizzata complessivamente l’offerta di questa importante area vitivinicola meridionale.
La superficie agraria e forestale complessiva della Sicilia è di oltre due milioni di ettari, l’otto per cento dei quali interessato alla viticoltura. Negli ultimi anni la produzione di vino ha subito riduzioni, pur essendo rimasta nelle primissime posizioni a livello nazionale (alle spalle della sola Puglia) in termini di vino prodotto, con oltre 10 milioni di ettolitri annui: ulteriori ridimensionamenti quantitativi sarebbero però auspicabili, visto che una quota non indifferente della produzione, così come accade in Puglia, è destinata alla distillazione.
Come tutte le regioni meridionali la Sardegna vive il destino di essere ricca di potenzialità, ma di vedere solo una parte di queste pienamente sfruttate.
I reperti archeologici, numerosi nei musei di tutta la regione, attestano che la viticoltura ha avuto origini fin dall’epoca etrusca per poi, via via nel corso dei secoli, ricoprire una posizione di primo piano sino ai nostri giorni.
Realtà ormai interessantissima, quella abruzzese. Una regione da seguire con crescente attenzione, grazie soprattutto a una pattuglia di produttori motivati e dinamici che, emergendo dallo sterminato numero di aziende presenti sul territorio, hanno saputo andare oltre il piccolo cabotaggio dei vini da taglio utilizzati per i rossi del centro e del nord d’Italia.
Buono stato di salute e crescente qualificazione della produzione enologica marchigiana, che può annoverare il bianco probabilmente più importante d’Italia per livello espresso e varietà di interpretazioni, il Verdicchio, rossi molto interessanti (Cònero, Rosso Piceno, Lacrima di Morro d’Alba), altre denominazioni foriere di buone versioni (Falerio, alcuni vini del Colli Pesaresi), e infine diversi vini molto validi anche tra quelli non a denominazione d’origine.