Aneddoti, curiosità, storia e leggende

si potrebbe appropriatamente ricordare… Esistono parti anatomiche, infatti, che la nostra attuale sensibilità ci sconsiglia di mangiare.

E’ vero: se ne dicono tante, e altrettante se ne scrivono. Ma qualcosa di vero c’è – come, d’altro canto, il mondo è pieno di leggende metropolitane, anche gastronomiche, decisamente inattendibili.

C’eravamo lasciati con la chimica: e allora perché, a questo punto, non occuparsi anche di fisica? Anzi di un fisico, ad esser precisi:Alessandro Volta.

Gli europei e gli americani che non mangiano insetti, adducono come motivo il fatto che questi sembrano loro decisamente repellenti, e che magari potrebbero contenere pericolosissimi germi.

Uno stereotipo in parte da superare riguarda il cavernicolo costretto a nutrirsi poco e male.

L’ordine divino fu perentorio, e i figli d’Israele si astennero dai cibi che Dio aveva loro vietato.

In tutte le culture, eccezion fatta per le piccole comunità tribali, è sempre esistita una doppia cucina: quella dei ceti indigenti e quella dei ceti abbienti.

“calata” in Sud-America, i conquistadores notarono che, nelle regioni andine, gli indigeni masticavano foglie di coca (Erithroxilon coca) per resistere meglio alla fame, alla sete e alle fatiche.

È noto che a convincere la regina Isabella di Castiglia a finanziare il viaggio di Cristoforo Colombo, alla ricerca di una nuova via di comunicazione con l’Oriente, fu il desiderio di potersi rifornire direttamente alla fonte delle preziose spezie, evitando così l’immancabile salasso economico imposto dalle città che ne avevano il monopolio commerciale (prima fra tutte, Venezia).

Sulle doti afrodisiache dei cibi non esistono vere e proprie indagini scientifiche, ma solo testimonianze letterarie, storiche, etnografiche, dichiarazioni non documentate e molte dicerie popolari.

E, soprattutto, ci sarebbero piaciuti? Di sicuro, attraverso i secoli, il gusto ha subito sensibili variazioni, e quanto piaceva al palato dei nostri antenati non è detto che risulterebbe gradito anche a quello dei contemporanei.

San Girolamo riporta meticolosamente la dieta del santo eremita Ilarione di Gaza, che per tre anni si nutrì quotidianamente di circa mezzo chilo di lenticchie ammollate nell’acqua fredda, e per altri tre anni di pane scondito con sale e acqua.

Un tempo gli alimenti freschi, e in special modo la frutta, erano praticamente inesistenti sulle navi: per questo, durante i lunghi viaggi attraverso l’Oceano, i marinai restavano vittime di una malattia “professionale”, lo scorbuto, dovuta alla carenza di vitamina C.

Il 25 novembre 1396, il prevosto di Parigi (ovvero il rappresentante del re) emanò un’ordinanza che proibiva a chiunque vendesse burro fresco o salato “di mischiare il suddetto burro, o di colorarlo di calendula o altre erbe e fiori, e di non vendere quello vecchio, né di mischiare con questo del burro nuovo”.

Delle abitudini alimentari di Auguste Dupin, il primo investigatore così come siamo soliti immaginarlo, creato da Edgar Allan Poe nel 1841, sappiamo ben poco. Ma di molti dei più famosi detective che l’hanno seguito si conoscono diversi costumi e fobie, anche se solo tre di loro hanno il merito di aver dato vita a veri e propri ricettari di cucina, oltre ad aver risolto casi impossibili: Nero Wolfe, Jules Maigret e Pepe Carvalho.

Questa l’immancabile richiesta di Tex Willer e Kit Carson, in occasione della sosta in qualche saloon per ritemprare lo stomaco. Era davvero così che mangiavano i cowboys?

“Di tutti gli animali potrete disporre. Non dovrete però mangiare la carne con il sangue, perché nel sangue c’è l’anima (della carne)…” (Genesi, 9, 4).

Indubbiamente, senza il prezioso condimento delle spezie, un grandissimo numero di pietanze perderebbe buona parte del suo fascino gastronomico..

Da tempo si sapeva che alcune popolazioni primitive (di diverse zone geografiche) integravano la loro dieta, povera di certi minerali, mangiando… terra.